RECENSIONI CD
NEL CUORE DELL'AMAZZONIA – 2009
Nel Cuore dell'Amazzonia, l'ultimo lavoro del ricercatore e compositore, Stefano Scala, è ancora una volta un Viaggio Spirituale, ricco di colori e suoni, dove l'attento punto d'osservazione che caratterizza l'animo umano di Scala, sembra essersi appoggiato delicatamente all'interno della foresta amazzonica. Le musiche prevalentemente suonate con flauti, percussioni e strumenti naturali,
ci accompagnano all'interno del polmone del mondo. Ascoltare questo Cd è come raccogliersi in una preghiera attenta e particolarmente commossa dove suoni e voci, tutti eseguiti dall'artista milanese concorrono a formare l'orchestra della foresta.
Un foresta che certamente colpisce l'animo sensibile di ogni uomo. Da sempre la lettura di libri, ha portato Scala ad esprimersi musicalmente, influenzato da righe lette, meditate e vissute in prima persona durante i suoi viaggi di ricerca. Così questa volta, l'ispirazione è arrivata leggendo anche “Le Voci del Pantanal” testo di Pryiemski, singolare figura di viaggiatore ed esploratore naturalista, che con il suo spirito avventuroso si trasferì nel 1924 in America del Sud e visse molti anni tra gli indios guatos nel Pantanal brasiliano, con il sogno di costruire un impianto di registrazione per catturare l'anima della foresta amazzonica. Crediamo che Stefano Scala, sia certamente almeno in parte, riuscito a realizzare il sogno del viaggiatore di Varsavia. “I flauti dell'Anaconda Celeste” di Danilo Manera, hanno certamente influenzato anche loro Scala, che dedica piu' di un brano al libro scritto dal professore piemontese e se poi pensiamo che Stradelli si era interessato a Yuruparì fin dal suo primo viaggio, possiamo ben capire come questi uomini siano stati certamente veri istigatori del lavoro di Scala. Nelle note interne del Cd, troviamo i nomi di 3 artisti “ispiratori” quali, i percussionisti italiani Consolmagno e Naco, oltre al brasiliano Nana Vasconcelos, da sempre uno degli artisti che Scala ha sempre guardato ed ammirato. Tutto il lavoro è un viaggio, che comincia con il brano Karaiba (uomo bianco), nel quale verso la fine dello stesso si avverte il rumore di un elicottero che cancella i suoni spirituali della foresta amazzonica, per poi continuare a percorrere i sentieri di questa Terra, Sacro Ventre del Mondo, passando tra suoni e canti accompagnati dal Respiro della Natura che portano l'ascoltatore all'interno del Ventre della Terra Madre.
Scala Stefano ci prende per mano e le sue voci, insieme ai suoi strumenti, portano lontano, in direzioni spirituali ricche di significati
che risvegliano i camminatori desiderosi di nuove emozioni.
(Label Press edizioni Pongo New Line – F. B.)
Nel Cuore dell'Amazzonia è il nuovo disco per il prolifico musicista e etnomusicologo Stefano Scala. Si tratta di un progetto nato dall'idea comune e dal confronto delle esperienze fatte in Amazzonia dello stesso Scala con il botanico il Dr.Mario Brandazzi. Il cd si sviluppa in 11 brani per circa un'ora di musica. Ascoltandolo si viene catturati dalle molteplici sonorità create da Stefano Scala, che utilizza un interminabile numero di strumenti da cui traspare un lungo e profondo lavoro di ricerca. Lasciandosi coinvolgere dai suoni il tempo si dirada e sembra di vivere interamente la storia e la vita dell'Amazzonia, dal suono dell'arrivo dell'elicottero (l'arrivo dell'uomo bianco), che spaventa l'animo dell'indio fino alla fine dove il tutto entra nel Ventre della Madre Terra (Pachamama). Le parole del Dr,Brandazzi tratte dalle note di copertina sono chiare: “…immerso in tanta bellezza, persi la cognizione del tempo sfiorando l'assoluto creatore di tutto”. Stefano Scala lavora in punta di piedi misurando sapientemente ogni suono, crea bordoni pieni di vita su cui passeggia a volte allegro a volte pensieroso, raccontando la foresta, la giungla, i fiumi, la gente con i suoi canti e i suoi ritmi. E' una colonna sonora fatta di respiro, di pulsazione, di malinconia, di paura e di pace.
(Percussioni - Peppe Consolmagno)
Il primo ascolto di un cd di Stefano Scala, per chi ama e studia gli strumenti musicali etnici, è sempre una lotta tra emisferi cerebrali: il sinistro, che vorrebbe riconoscere e catalogare l'enorme quantità di suggestioni sonore prodotte, contro il destro, che vorrebbe semplicemente lasciar viaggiare la mente e farsi trasportare nel nuovo viaggio, nella nuova avventura del musicista. Così dopo aver parzialmente soddisfatto la parte razionale (riconoscere tutto, considerando la creatività dell'autore che utilizza anche materiali comuni, è impossibile) e messo a posto udu, fischietti, flauti, tubi, tamburi ad acqua, richiami, voci, sonagli, eccoci pronti a chiudere gli occhi e partire per raggiungere il cuore dell'Amazzonia. E fin dalla prima traccia si ha davvero la sensazione di addentrarsi in un paesaggio straordinario, dove la Natura è ancora tale, madre e matrigna, e si vorrebbe fermarsi in contemplazione, ma intorno a noi ogni centimetro racconta della vita che scorre attraverso infinite altre forme, che ci fanno sentire, finalmente, una piccola parte dell'universo. Così ci infastidisce il suono di un elicottero che si avvicina, simbolo della nostra “cultura”, perché sappiamo bene cosa siamo capaci di fare, e salutiamo il temporale improvviso che lo fa allontanare, come una momentanea provvidenziale vittoria della Nutrice contro lo sfruttamento. E poi scorrendo, navigando e guadando fiumi, capita di fermarsi ad assistere e a partecipare a riti purificatori, danze, e ad ascoltare preghiere di altri uomini, perché i suoni raccontano di religioni arcaiche, ancestrali, istintive. Il ritmo delle percussioni accompagna i vari momenti del viaggio e ogni volta scopre un'immagine nuova. Quando appare il sospiro del vento non è una sorpresa: è come se ci avesse accompagnato fino a quel punto e ora potesse permettersi di parlarci, ancora una volta, del respiro della vita. E Pachamama ci accoglie, ci nutre, ci protegge, ci rassicura, ci spiega senza parole, se siamo disposti ad ascoltarla, la bellezza e la relatività del nostro essere.Mi sento di muovere una sola critica a questo ottimo e prezioso lavoro: la scelta di … dividere le tracce. I silenzi tra un brano e l'altro spezzano la visione, interrompono momentaneamente questo viaggio, o, semplicemente, inquietano perché in Natura non esistono.
(Musicoterapista – Stefano Taglietti)
Un album assolutamente "perfetto", che centra in modo straordinario l'obiettivo di descrivere, ed evocare in forma sonora, l'affascinante universo amazzonico. Attingendo ad una gamma vastissima, incredibile e sorprendente di suoni, rumori, strumenti, registrazioni ambientali, e con il rigore e la serietà che da sempre caratterizza l'impegno artistico dell'autore, "Nel Cuore dell'Amazzonia" ci trasporta in quegli stessi scenari magici, incantati, ma al tempo stesso spesso ancora selvaggi e "primitivi", che altri autori hanno già descritto ed evocato in foma letteraria. Non a caso tra le note di copertina compare, tra le varie fonti che hanno in qualche modo ispirato questo lavoro, il nome di Estanislao Pryiemski, viaggiatore/esploratore/naturalista di Varsavia, nato nel 1892, che nel suo libro "Le Voci del Pantanal", temendo un'opera di deforestazione sciagurata che presto avrebbe impedito per sempre di ascoltare nel loro ambiente naturale i suoni, i versi, i rumori, i richiami degli animali che abitavano e animavano quei luoghi, volle fissarne per sempre il ricordo in forma scritta, descrivendo con cura, passione ed entusiasmo quell'incredibile "universo sonoro" che lo aveva accompagnato negli ultimi venti anni della sua vita nel Pantanal brasiliano. Utilizzando strumenti a fiato, flauti, richiami, percussioni, metalli, voci, canti, semplici oggetti in grado di emettere suoni e rumori, e miscelandoli con grande gusto e capacità compositiva a substrati di registrazioni ambientali che descrivono perfettamente le atmosfere dei luoghi che hanno ispirato la realizzazione di quest'album, Stefano Scala mette forse a segno la sua opera più riuscita e "matura", coniugando perfettamente le sue capacità artistiche, tecniche ed esecutive, con la qualità imprescindibile (e non affatto scontata…) che qualsiasi opera di tipo "sonoro" dovrebbe avere, e cioè la capacità di "emozionare" e di essere ascoltata con "vero" piacere e istintivo "trasporto". E se volete approfondire l'argomento, o accompagnare l'ascolto del CD con una buona lettura, oltre al già citato "Le Voci del Pantanal" di Estanislao Pryiemski, suggerirei ancora "I Fiumi Scendevano a Oriente" di Leonard Clark, avventuroso resoconto dell' esploratore statunitense che narra la storica spedizione nel Gran Pajonal alla ricerca del mitico Eldorado, verso la fine degli anni '40.
(Oltre il Suono - Giuseppe Verticchio)
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